Il Ferragamo di Frank Espinosa spiegato ai fumettisti

Il Ferragamo di Frank Espinosa spiegato ai fumettisti

La vita del creatore della maison nelle splendide tavole dell’autore americano in mostra al Museo Ferragamo

C’è una storia a fumetti di cui il mondo del fumetto è rimasto quasi completamente all’oscuro, per via del tema e del suo percorso non convenzionale. 

È la storia di Salvatore Ferragamo, scritta e disegnata dall’autore americano Frank Espinosa, attualmente esposta al Museo Ferragamo di Firenze e pubblicata in forma cartacea sul catalogo della mostra “Il calzolaio prodigioso”

Espinosa è noto soprattutto per Rocketo, serie di fantascienza avventurosa candidata agli Eisner Award, disegnata in stile pittorico e pubblicata in un inusuale formato panoramico. Rispetto alle avventure del cartografo Rocketo Garrison, la biografia di Ferragamo segna se possibile un ulteriore salto di qualità, fosse solo a livello visivo. La storia racconta la vita di Salvatore Ferragamo (1898-1960), narrata da lui stesso alla scarpa su cui sta lavorando, nel suo laboratorio all’interno dello splendido palazzo Spini Feroni, a Firenze. La vicenda tocca tutti i momenti fondamentali della vita di Ferragamo: gli esordi, l’avventura americana al servizio delle star di Hollywood, il ritorno in Italia, le difficoltà della guerra, la nuova fioritura. Ne esce il quadro di un artigiano-artista costantemente al servizio della sua visione, inseguita con determinazione e ottimismo incrollabili. Al di là dell’aderenza al dato biografico di Ferragamo, c’è molto spirito americano nella narrazione di Espinosa, che riesce a trasmettere efficacemente al lettore il senso di un entusiasmo quasi contagioso. Ma come detto è la componente visiva a farla da padrone. Sembra quasi che Espinosa si sia ispirato allo stesso Ferragamo per affrontare queste ventisei tavole, ricchissime dal punto di vista iconografico e cromatico. 

Il Ferragamo di Espinosa è uno dei pochi esempi in cui le tavole di fumetto hanno più senso viste dal vivo che non stampate su carta. L’allestimento tratta le tavole come fossero quadri esposti in successione, senza balloon e senza cornici a vetro. La natura di fumetto sfuma in una narrazione sequenziale più intuitiva e puramente visiva, nonché decisamente più potente. La storia emerge ancora tra le righe, con vignette e intere tavole che si impongono con l’evidenza dei simboli: la guerra rappresentata da una marcia di stivali neri su fondo rosso, Marylin Monroe che esplode di luce propria come la più lucente delle star, il palazzo nobile e austero – lo stesso in cui si tiene la mostra – come incarnazione fisica del sogno da conseguire, il laboratorio in penombra in cui l’artista crea in solitudine. 

Ce n’è più che abbastanza per ogni vero appassionato di fumetto, anche non interessato alla moda. Se passate da Firenze, una visita è d'obbligo.

Reporter:

Giovanni Russo, coordinatore di Lucca Comics e giurato al Comics Jam

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