Giuseppe Palumbo: «Concorrenti, vi voglio curiosi e accaniti»

Art by Giuseppe Palumbo

Giuseppe Palumbo: «Concorrenti, vi voglio curiosi e accaniti»

Uno dei quattro tutor internazionali del ComicJam dà i suoi consigli. «Velocità e pignoleria, come gli antichi Romani»

Il 19 giugno al Comics Jam parteciperanno in veste di tutor alcuni ospiti d'eccezione. Giuseppe Palumbo è uno di loro. Esordisce nel 1986, crea Ramarro, primo supereroe masochista, entra a far parte dello staff di Martin Mystére e in quello di Diabolik. Tomka, il gitano di Guernica, su testi di Massimo Carlotto, e Un sogno turco, su testi di Giancarlo De Cataldo, sono editi da Rizzoli. Di recente ha pubblicato Eternartemisia e Aleametron, realizzati in collaborazione con Palazzo Strozzi di Firenze, e il primo saggio di critica storico letteraria a fumetti, su idea e testi di Luciano Curreri, L'elmo e la rivolta. Modernità e surplus mitico di Scipioni e Spartachi.

Al Comics Jam ti vedremo impegnato nel ruolo di tutor. Non è di certo la prima volta che insegni: quali esperienze hai all'attivo? Che tipo di insegnante sei?

Insegno fumetto e illustrazione da diversi anni. Il primo corso, se non ricordo male, fu "Ultimi Eroi", con Sebastiano Vilella, tenutosi a Bari nel 1990. Ho poi tenuto corsi e seminari in Italia e all'estero.

Ho insegnato con regolarità presso la Scuola Internazionale di Comics di Firenze e la Scuola di Fumetto di Milano. Insegno anche Illustrazione per l'editoria presso l'ISIA - Istituto Superiore Industrie Artistiche di Urbino. Sul tipo di insegnamento, cerco di usare la mia esperienza personale, molto variegata, come innesco per generare reazioni personali nello studente. Cerco di non fare coaching nel senso più comune del termine, insomma. E soprattutto cerco di non creare miei cloni; persino quando i miei studenti sono stati e sono miei collaboratori.

Che ruolo ha il design nel tuo lavoro di fumettista? Come procedi per documentarti?

Tutte le volte che devo realizzare una illustrazione o un fumetto, lavoro a un protocollo di realizzazione adatto al tipo di lavoro in programma. Poi dipende dall'innesco: una storia può nascere da una idea narrativa o da un segno, da una frase come da un volto, da una committenza o da una personale attività d'autore. Di conseguenza, il design deriva da un dato contingente e, allo stesso tempo, rimodella processi creativi e flussi ormai codificati da decenni di lavoro.

La documentazione è il lavoro più lungo e complesso di questo processo. Avviene (dato che ho una formazione da archeologo) per strati: sedimento e scavo nei sedimenti, che sono la risultante, il fossile di una variegata attività antropica: cultura materiale, cultura visiva, suoni, narrazioni…

Ogni mia opera è sempre una complessa stratigrafia.

Ci aspettiamo un grande numero di adesioni. Cosa ti aspetti dai partecipanti?

Curiosità e accanimento. Velocità e pignoleria. Come dicevano i Latini: Festina lente.

Senza la curiosità non si rinnova lo sguardo sul mondo e sul modo di narrarlo. E senza accanimento, spesso, ti passa la voglia di farlo.

Hai qualche consiglio per giovani che vogliono intraprendere la carriera di fumettista?

Di essere tenaci e pratici: pensare al proprio modo di interpretare il mondo, tenendo conto delle specifiche e delle caratteristiche di mercato che muovono l'attività dei possibili committenti. Di pensare al web come una reale chance di diffusione del proprio lavoro, tenendo conto che non basta solo postare una pagina al giorno per arrivare a un potenziale enorme pubblico.

A cosa stai lavorando attualmente?

In attesa della nuova sceneggiatura con Diabolik protagonista, sono al lavoro su copertine di libri, performance live con il mio collettivo Action30, un adattamento a fumetti di uno scrittore della mia terra, Rocco Scotellaro, per Lavieri… E altro ancora… Non vorrai mica l'elenco completo?

[foto in home page di Andrea Semplici]

Reporter:

Jacopo Moretti

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