I nostri due piedi: le orme antiche di Ferragamo verso il futuro

I nostri due piedi: le orme antiche di Ferragamo verso il futuro

Da Hermes a Capitan America, da Cenerentola a Maus, dal mito ai fumetti, ecco i segreti di scarpe immaginate.

Nel catalogo della mostra “Il calzolaio prodigioso”, aperta al Museo Ferragamo di Firenze lo scorso 19 aprile, Adam Mc Govern ha pubblicato un affascinante saggio sulle più celebri calzature nella letteratura, nel cinema e nei fumetti. Ne pubblichiamo uno stralcio, invitandovi a leggere per intero il testo in catalogo: ne vale la pena!

 «I nativi americani dicevano che è possibile capire una persona solo camminando per un miglio con i suoi mocassini ai piedi; Michael Stipe, star americana del rock alternativo, cantava: “Quando incontri uno sconosciuto, guardagli le scarpe”; il più celebre detective della letteratura, Sherlock Holmes, riusciva a individuare il luogo di provenienza di una persona dal colore della terra sulle sue scarpe sporche. La strada che prendiamo lascia una traccia su di noi proprio come i nostri piedi lasciano un’impronta sul terreno. Con le sue scarpe Salvatore Ferragamo ha camminato fra le stelle, attraversando l’oceano per arrivare in America e poi entrare nella leggenda; ma l’impronta che quel viaggio ha lasciato sull’acqua è un sogno diventato realtà, e come tale non può svanire.

Realizzando i suoi sogni e quelli degli altri, Ferragamo è entrato in una storia virtualmente infinita, antica quanto il mondo. Si è messo, per così dire, “nelle scarpe” di figure mitiche venute prima di lui.  […]  Si dice che Hermes/Mercurio, il dio dell’intelligenza, abbia cucito i suoi primi sandali magici con materiali umili – foglie e ramoscelli – che nessuno aveva mai pensato di utilizzare prima a quello scopo: fondamenta più leggere dell’aria, fatte della polvere e della corteccia della terra. Una storia che in qualche modo anticipa le raffinate calzature create dall’audace Ferragamo con i materiali disponibili, per esempio la carta dei cioccolatini. I più celebri sandali di Mercurio invece – alati, forgiati da Vulcano, dio del fuoco e fabbro divino – prefigurano quelli che Ferragamo avrebbe realizzato con le piume di colibrì.

[…] Nei racconti popolari europei compaiono spesso gli “stivali delle sette leghe”, magiche calzature che fanno fare passi da gigante a chi le indossa, addirittura anticipando lo sbarco sulla Luna, come dimostra il celebre epigramma del primo astronauta che toccò il suolo lunare. In una nota filastrocca inglese, la povera vecchina che a quanto pare deve badare da sola a un’intera famiglia, vive in un’unica scarpa affollata, enorme eppure immobile (visto che per fare un passo ne servono due). La “vanitosa” protagonista della favola di Hans Christian Andersen Scarpette rosse è costretta ad andare là dove la portano le scarpe stregate senza fermarsi mai: dopo averle tanto agognate, è condannata a farsi possedere da quegli oggetti del desiderio che, aggrappati ai suoi piedi, danzano freneticamente seguendo il loro capriccio, trasportando letteralmente la fanciulla sulle ali della sua ambizione.  […] E poi c’è la scarpetta di vetro di Cenerentola, sorta di passaporto per varcare il confine tra la vita ingrata cui è costretta e il sogno di un’esistenza ideale. Forse non esiste favola più adatta di questa a simboleggiare l’ascesa di Salvatore Ferragamo e le rivoluzionarie trasformazioni cui ha dato avvio in un settore, e in un secolo, caratterizzati da cambiamenti rapidissimi e da sogni divenuti realtà.

Dal canto suo, la favola a fumetti che un artista ispirato come Frank Espinosa ha creato per narrare la vita di Salvatore gli calza veramente a pennello, come una scarpina fatata. Del resto, cinema e fumetti sono sempre stati una vera e propria fabbrica dei sogni; entrambi hanno raggiunto il loro apice nel Novecento, giocando un ruolo centrale nel riflettere e reinventare il mondo così come oggi ci appare. Come Salvatore, che andò a cercar fortuna prima a Boston e poi a Hollywood (simile in questo a molti magnati delle prime major), la maggior parte degli artisti dei fumetti americani avevano alle spalle l’esperienza dell’immigrazione – che fossero immigrati essi stessi o figli di famiglie trasferitesi di recenti negli Stati Uniti, in quartieri tanto influenzati dalle culture delle diverse etnie che, per scrittori e artisti, uscirne equivaleva a un vero e proprio esodo. I fumetti, come i manufatti del calzolaio, nascono da materiali elementari – carta e inchiostro, pelle e colla – per poi dilatarsi fino a trasformarsi in un etereo amalgama di idee che accendono la fantasia del fruitore. […]

 Nei più noti fumetti di supereroi, stivali, sandali e calzature in genere non sono tanto associate a poteri speciali quanto intimamente connesse a un’identità specifica. In breve, la scarpa fa il personaggio. Nessun appassionato riconoscerebbe l’eroe nazionale  Capitan America se non avesse ai piedi gli stivali da pirata, così evocativi di un’era imperiale;  e neppure Robin, spensierato antidoto alla malinconia di Batman, senza i tipici stivaletti alla Peter Pan. I leggendari Marvel Super Heroes trasmessi dalla TV americana negli anni sessanta terminavano con mitiche scene focalizzate esclusivamente (per così dire) sui piedi dei personaggi, per lo più calzati di stivali. In questo senso, i moderni uomini di legge sono incarnazioni fantascientifiche dei guardiani del mitico Far West; il fatto che gli stivali da cowboy, simbolo totemico della moda di quegli eroi di frontiera, siano state le prime calzature alle quali Salvatore lavorò per le case cinematografiche americane è una delle affascinanti coincidenze che costellano la sua vita e la sua professione. […]

Nella favola (che sembra un incubo moderno) Himon, parte della celebre serie a fumetti Mister Miracle di Jack Kirby, in uno scenario inquietante quanto quello delle favole dei Grimm, prima che venissero edulcorate a beneficio della cultura di massa, la vulnerabile orfana Auralia, un’anima buona che vive sull’infernale pianeta Apokolips, crea con la mente ballerini olografici (spiriti dal passo leggerissimo) e finisce uccisa dalle autorità in un paio di “stivali shock”, ostacoli mostruosi che appesantiscono la sua anima fino a farla affondare nel mondo dei morti. Dalle profondità dell’Olocausto reale – solo simboleggiato dall’Apokolips di Kirby – una graphic novel successiva, l’epocale Maus di Art Spiegelman, racconta la storia del padre dell’artista, sopravvissuto nei campi di concentramento anche grazie alla sua pur scarsa abilità di calzolaio: un ciabattino improvvisato che esce fuori da un incubo e si trasforma in un testamento di moderna cultura popolare. Jack Kirby era un ebreo veterano della seconda guerra mondiale e le opere che realizzò a ridosso del conflitto – come Fourth World, la serie di cui Mister Miracle faceva parte – recavano l’impronta psicologica dell’epoca. Tuttavia Kirby si rese conto che, come si dice, il tempo scorre e nell’immediato dopoguerra la sua produzione (come la Marvel Age of Comics, ispirata alla pop art) riflette l’ottimismo e lo stile di un mondo ormai libero dall’angoscia della guerra, che prometteva prosperità e possibilità per tutti. […]

Vestire la persona per far emergere la sua vera natura è una scelta significativa che riguarda sia l’attività di Ferragamo sia la chiave del folklore moderno adottata da Espinosa. Nella cultura popolare americana è ormai percezione comune il fatto che nei fumetti di supereroi, il personaggio dal costume colorato (Spiderman o Batman) esprima la sua essenza reale mentre la disadorna identità civile (il Peter Parker o il Bruce Wayne di tutti i giorni) sia in realtà il travestimento.  […] Salvatore Ferragamo ha rovesciato la stoffa dei suoi sogni adattando le proprie creazioni ai sogni di coloro che le avrebbero indossate. Seguendo le orme di un’arte antica, ha camminato in direzione di un futuro ancora tutto da costruire. Nel viaggio che lo ha portato dal vecchio al nuovo continente, fino a un mondo ancora più nuovo e al futuro, ha seguito lo stesso percorso battuto dai tanti che partono portando con sé nient’altro che un fagotto con i propri vestiti, ben sapendo che ciò che conta è la strada che hanno davanti. È l’idea di tutti i sognatori: affermarsi nel mondo in cui vivono, e con il cuore e con la mente andare lontano con le scarpe delle persone più diverse».

Reporter:

Adam McGovern

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Fondazione Ferragamo

Caratteri rimanenti: 400

Recent Post