Davide Reviati: «I fumettisti? Dannati ed eletti allo stesso tempo»

art by Davide Reviati

Davide Reviati: «I fumettisti? Dannati ed eletti allo stesso tempo»

«Fatica e solitudine, ma le emozioni del disegno sono impagabili». Il tutor del ComicsJam parla a cuore aperto

Davide Reviati sarà uno dei quattro tutor internazionali che affiancheranno i concorrenti nella no-stop di 8 ore del Comics Jam. Nato a Ravenna ha cominciato la collaborazione con la rivista Kaos (Granata Press) e la pubblicazione periodica sulla rivista Blue (Mare Nero). Ha collaborato poi con Il Mucchio Selvaggio, Lo Straniero, La Nuova Ecologia, Animals e suoi disegni sono apparsi su Il Manifesto, La Stampa, L'Unità. È l’autore della premiatissima graphic novel Morti di sonno (Coconino, 2009) e di Dimenticare Tiananmen (Becco Giallo, 2009) dedicato alla memoria dei caduti nell'omonima piazza di Pechino, nella strage del 1989.

Parlaci del tuo rapporto con gli allievi. Cosa dai a loro, e cosa loro danno a te?

Mi è capitato spesso e non so dire come riesco a cavarmela, toccherebbe sentire gli allievi. In genere ho l'impressione di imparare io un sacco di cose, specialmente nel caso dei bambini; nei loro disegni caotici e scomposti vedo spesso una freschezza e un azzardo che avevo dimenticato. È sul valore di uno sguardo autentico che di solito cerco di lavorare coi ragazzi, uno sguardo che non sarà più vergine, ma che può imparare ad essere di nuovo onesto.

Cosa vorresti dire ai ragazzi che vogliono vivere di fumetto?

Mi sento vicino a chi ama disegnare per disegnare o raccontare per il piacere di farlo e basta. Ma anche per loro non ho consigli, posso solo dirgli che chi è bruciato dal fuoco del disegno è un eletto e un dannato allo stesso tempo, che la fatica e la solitudine è tanta, ma la sorpresa di un segno imprevisto scappato di mano, perfetto e irripetibile, o la soluzione improvvisa che salta agli occhi accostando quel disegno a quella frase uscita chissà da dove, quell'emozione per me è impagabile.

Che ruolo ha il design nel tuo lavoro?

È molto rilevante, sia come progettazione (l'architettura di un racconto per immagini) che come costruzione grafica, applicata nel caso alla rappresentazione del reale. In fondo si parla delle stesse cose: composizione, sintesi, armonia, funzionalità.

 I tuoi lavori sono squisitamente analogici. Quanto sfrutti gli strumenti di ricerca digitale?

Per la documentazione grafica oggi la rete rappresenta una fonte inesauribile di materiali, è tanta la ricchezza di immagini e la facilità con cui si possono reperire che basta poco per farsi travolgere e dimenticare che servono per stimolare la visione del disegnatore, non per sostituire la sua fantasia. Poi ci sta la documentazione più importante, che è fatta di letture, visioni ed esperienze dirette; tutte quelle cose insomma, che fanno da humus per la nascita di qualsiasi prodotto intellettuale.

Ci puoi dare qualche anticipazione sui tuoi attuali progetti?

Sto lavorando a una storia lunga che come sempre mi entusiasma e mi fa dannare a fasi alterne. Ma ho imparato che questo è un prezzo da pagare e non sta bene lamentarsi troppo, almeno pubblicamente.

 

Reporter:

Jacopo Moretti

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