Come la Scarpa diventa Mito

Come la Scarpa diventa Mito

Gli stivali del gatto, le scarpette di Dorothy e il tacco di Marilyn: ecco la mostra al Museo Ferragamo

Firenze è una città magica; basti pensare alla Grotta di Mosè, alla Chiesa di San Lorenzo o alla Cappella dei Prìncipi. Il Museo Ferragamo sorge in Piazza Santa Trinita, sotto ai massicci merli del Palazzo Spini Feroni, sui quali non stonerebbero di certo dame o armigeri. Per accedere al percorso espositivo occorre scendere una scaletta laterale e sboccare finalmente nel seminterrato, dove le basse volte a crociera contrastano splendidamente con i soffitti ben illuminati del piano di sopra. La mostra cadenza stanze che sono vere e proprie installazioni, piccole unità che stupiscono e sorprendono, il cui fil rouge resta la celebrazione della scarpa, intesa come oggetto, strumento e metafora. Ecco allora che le calzature diventano uccelli in gabbia e boccioli dentro serre. Osserviamo scarpe folli, scarpe sfarzose, scarpe improbabili e scarpe inarrivabili. Le peculiarità di ogni locale vengono sfruttate ed ottimizzate: ecco dunque una saletta di giunzione trasformata in una grotta dorata, e stretti passaggi lasciare spazio a imponenti sale di proiezione. La mostra esplora la scarpa nella sua matericità e nel suo essere scultura, come le scarpe di porcellana in giare di Liu Jianhua. Mimmo Paladino, poi, esplora la scarpa nei suoi disegni e nelle sue sculture. Sua l'illustrazione che fa da copertina alla mostra, che richiama una giocosa foto di Salvatore Ferragamo. Il percorso trascende la scarpa-oggetto, e la rende soggetto di ritratti nei lavori di Ann Craven, ed ispirazione nelle musiche del Premio Oscar Luis Bacalov. La scarpa si legge, nel manoscritto esposto La zapatera prodigiosa di Federico Garcia Lorca (che ha ispirato il titolo del percorso), negli altri cinquanta volumi rari prestati da archivi e biblioteche, nelle fiabe di Hamid Ziarati. La scarpa poi si recita, con le buffe rime di Alessandro Bergonzoni e si ammira nelle policrome tavole retrò del fumettista Frank Espinosa. La scarpa, infine, si guarda in due splendidi cortometraggi: La sposa e l'arcobaleno, di Francesco Fei, ci mostra il lato più mitologico e tribale della calzatura, mentre White Shoe, di Mauro Borrelli e Rick Heinrichs, è una favola ispirata ad un episodio della vita del piccolo Salvatore che non ha nulla da invidiare alle produzioni hollywoodiane. Fra gli altri artisti esposti, non possiamo non citare Timothy Greenfield-Sanders, Liliana Moro, Annette Lemieux, Carol Rama, Jan Švankmajer, Daniel Spoerri, Elisa Biagini, Antonio Faeti, Michel Mari e Michele Rak, ognuno con un contributo unico e prezioso. Il percorso riesce nell'arduo compito di sfaccettare un mondo, e lo fa attraverso un viaggio da fiaba fra le arti e gli artisti, trovando forza e radici nell'antico e nel mestiere artigiano, lontano dalle agiografie o dalle monotonie. E nel caso in cui ci fosse qualcuno che ritenesse infantili fiaba e sogno basti pensare alla calzatura di Mrs. Monroe, ad opera di un italiano di Bonito, in provincia di Avellino. Potenza dalle fiabe.

Reporter:

Jacopo Moretti

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Fondazione Ferragamo

Caratteri rimanenti: 400

Recent Post