Quando la creatività sfida il cronometro

Quando la creatività sfida il cronometro

Dalla 24-ore di Scott McLoud al ComicsJam firmato Ferragamo. Storia e gloria delle no-stop a fumetti

Non c’è che dire, la sfida non è semplice: otto tavole in otto ore. E devono essere tavole belle, coerenti, fantasiose, in grado di superare quelle degli altri concorrenti. Il ComicsJam è una prova contro il tempo, ma anche contro i propri limiti: il suo fascino sta proprio in questo (e sì, ok, c’è anche Ferragamo, c’è anche Firenze, c’è anche una bella serata estiva in Toscana).

Poi, i limiti. Scott McLoud li ha sfidati già qualche tempo fa, quando ha deciso di mettere la storia (e la critica) del fumetto in… fumetti: così sono nati questi meravigliosi metalibri, Undestanding Comics e Reinventing Comics, che ci raccontano di questo linguaggio (che ogni tanto viene chiamato “Nona Arte”) servendosi di esso stesso. Nel 1990 sceglie un altro limite da abbattere, quello della creatività e della produttività di un autore di fumetti. In media, un fumettista produce una tavola al giorno: McLoud sfidò tutti a farne una all’ora, per 24 ore di seguito. Nacque così il 24-Hour Comics Day. Obiettivo: riunire fumettisti sparsi ovunque e invitarli per un giorno a sfondare le loro frontiere creative, aumentando il loro ritmo di lavoro di 5, 10, 20... 24 volte.

Come si fa? Lascio perdere i bozzetti? Non faccio le chine? E se non finisco? Tutte domande che i partecipanti, nel corso degli anni, si sono posti. E io, che fumettista non sono e che all’inizio ero parecchio scettico, dopo la prima di queste no-stop italiane, nel 2005, ho capito: bisogna inventarsi un modo nuovo di lavorare, qualcosa che in condizioni normali non si tenterebbe, soprattutto perché non sarebbe necessario, per mancanza di stimoli. Da lì può nascere un personaggio nuovo, uno stile nuovo, un’idea nuova.

E poi, la cosa bella delle no-stop di oggi, diciamo dalla metà degli anni 2000, è che unisce fumettisti di tutto il mondo contemporaneamente: grazie alla rete e ai vari siti nati nelle varie occasioni (tra cui quello americano, ufficiale, che fa da collettore per tutti gli altri), i partecipanti possono postare immagini del proprio lavoro dello studio o da dovunque si siano riuniti per la “prova”. Un flash mob ante litteram, e il web aiuta parecchio. Ma è anche una performance atletica (ecco perché molti alla definizione “no-stop” preferiscono “maratona”): per fare fumetti in queste condizioni, ci vuole decisamente il fisico.

Il Comics Jam di Ferragamo è una variante con due peculiarità (oltre a quella della durata, 8 ore invece delle classiche 24): primo, il tema (la scarpa, un tema non facile, ci vorrà un po’ di santa sprovvedutezza per stupire il mondo); secondo, il concorso (la ricompensa finale non ha mai fatto parte del bello, ma in questo caso, si tratta di premi tutt’altro che trascurabili, perciò ben vengano). L’alfa di tutto è stato La nascita di un sogno, il fumetto di Frank Espinosa dedicato a Salvatore Ferragamo: e Ferragamo – sapete – non si sarebbe tirato indietro di fronte a una sfida simile. 
Perché, voi sì?



[Photo Credit: www.jimkeefe.com ]



Reporter:

Andrea Plazzi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Fondazione Ferragamo

Caratteri rimanenti: 400

Recent Post